Ah l’amore! Che cosa meravigliosa! Le farfalle nello stomaco, le cene romantiche e le gite fuori porta. Poi, ad un certo punto, realizzi che quella è la persona con cui vuoi trascorrere il resto della tua vita e allora che fai? La risposta è solo una: MATRIMONIO, per coronare il vostro sogno d’amore.

È tutto pronto. Gli inviti sono stati spediti, la sarta deve solo rifinire gli ultimi dettagli della giacca dello sposo e le bomboniere arriveranno martedì. Nulla può andare storto, fino a che l’impiegato comunale chiede “Comunione o separazione dei beni?”. Attimi di smarrimento negli occhi dei nostri futuri sposi. Che fare? Cosa rispondere?

Se ne sente parlare spesso di questi due differenti regimi di condivisione dei beni tra coniugi ma in pochi riescono a discernere l’una dall’altra forma e, soprattutto, in pochi riescono a scegliere l’opzione più idonea alla propria situazione.

Per aiutare tutti i futuri sposi e future spose a compiere una scelta consapevole, di seguito approfondiremo le due forme di condivisione dei beni per fornire gli strumenti necessari per ponderare la scelta più opportuna.


La comunione dei beni: non significa “cioè che è mio è tuo e ciò che è tuo è mio”

La comunione dei beni è il regime patrimoniale che, come ricorda il nome stesso, determina la condivisione di beni, oggetti, utili ed incrementi acquistati o prodotti dal giorno del matrimonio in poi.

Una nota importante da sottolineare, infatti, è che la comunione dei beni non è retroattiva. Ciò significa che tutti i beni acquistati da uno dei partner prima della data delle nozze rimane comunque di sua proprietà, fermo restando il fatto che tutta la famiglia poi abbia diritto a goderne l’utilizzo.

Sono sostanzialmente tre i gruppi in cui possono essere classificati i beni condivisi:

Beni che rientrano immediatamente nella condivisione, dal momento stesso del loro acquisto. In questa categoria sono compresi tutti gli acquisti effettuati dai coniugi durante la loro vita matrimoniale, come abitazioni, automobili, mobili, eccetera. Ma non solo. Perché si considerano appartenenti alla categoria dei cosiddetti beni di comunione immediata anche le aziende costituite dopo il matrimonio e gestite dai partner e gli utili delle eventuali aziende appartenenti anche ad uno solo dei coniugi prima delle nozze.

Beni che rientrano nella comunione dei beni solo nel momento in cui si verifichi una separazione, e quindi ci sia la necessità di considerare le percentuali da suddividere. In questa categoria rientrano sostanzialmente i redditi personali dei coniugi e i loro risparmi. Perché è vero che essi vengono messi a disposizione della famiglia per il suo sostentamento ma non c’è nessun vincolo legale che imponga una certa percentuale di tale denaro. Questo vincolo entra in gioco solo nel caso in cui si verifichi un’eventuale separazione e uno dei due coniugi debba dare all’altro parte dei suoi ricavi mensili.

Beni che non rientrano in alcun modo nella comunione, e che vengono definiti come beni personali. Rimangono, infatti, di proprietà esclusiva del coniuge:

  • Tutti i beni già posseduti prima delle nozze;
  • Eventuali eredità o donazioni ricevute, anche dopo la data del matrimonio;
  • Beni di uso strettamente personale del partner;
  • Beni che eventualmente servono all’esercizio della professione del coniuge;
  • I beni ottenuti come risarcimento danno personale o derivanti da una perdita personale della capacità lavorativa;
  • Quei beni acquisiti con il trasferimento o la vendita di beni personali, purché ciò sia espressamente indicato nell’atto di acquisto.


La separazione dei beni: non significa meno amore o meno famiglia

L’altra possibile opzione di regime patrimoniale per i futuri sposini è quella della separazione dei beni. In questo caso, rimangono invariati i patrimoni personali dei coniugi, in relazione sia a beni acquistati prima che dopo la data delle nozze.

Ovviamente ciò non significa che l’unità che si è venuta a formare sia meno “famiglia”. Ogni coniuge ha, infatti, il dovere di mettere a disposizione della famiglia i propri redditi e i propri beni, al fine del benessere quotidiano del nucleo familiare stesso.

Si tratta semplicemente di una scelta che può risultare molto utile in particolari casi, soprattutto in presenza di problemi (come debiti da parte del coniuge) o in caso di separazione. Non deve essere, pertanto, visto come un atto poco amorevole nei confronti del partner ma una scelta oculata e ponderata e che non intacca affatto la sfera dei sentimenti.

Le ragioni che spingono i futuri coniugi a scegliere la separazione dei beni possono essere molteplici ma, di sicuro, ve ne sono alcune che hanno un peso non indifferente nella scelta, ovvero:

  • L’avere già i beni separati e ben definiti in caso di una eventuale, futura separazione (che, purtroppo, non può essere esclusa a priori, visti gli alti numeri di separazioni in Italia);
  • Usufruire di eventuali sconti sull’acquisto della prima casa, nel caso in cui solo uno dei due coniugi abbia usufruito di tali agevolazioni;
  • In caso di fallimento dell’azienda o dell’attività del coniuge, l’altro partner non rischia di perdere i propri beni;
  • Se uno dei due coniugi ha altri figli da unioni precedenti, con questo regime patrimoniale non si rischia di litigare per l’eredità in caso di morte precoce del coniuge.

Tuttavia, è importante sottolineare che il regime patrimoniale di una famiglia può essere modificato in qualsiasi momento. È anche vero, che al momento delle nozze, è una scelta che viene fatta a titolo gratuito, vista come nascita di un nuovo nucleo familiare. Ma, se si decidesse di variare il regime patrimoniale nel corso della vita, sarà necessario l’intervento di un notaio e, di conseguenza, la spesa di un determinato costo dell’atto notarile stesso.